SQUID GAME 3 – L’ESSENZA

“Allora il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: “Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia”. Esodo 1,22
L’umanità occidentale fa finta di non sapere più cosa sia la sua stessa umanità, fa finta di non vedere più l’uomo nella sua essenza. Lo definisce per negazione, in riferimento a ciò che non è… l’uomo non è un cavallo, salvo poi identificarsi non solo con il cavallo ma con la mano del padrone dello stesso cavallo che sembra avere potere di vita e di morte su di esso.

La morte del protagonista, infatti, non è un suicidio, non è neanche un sacrificio… e non è un martirio… è l’accettazione di non dover più definire l’umanità nella sua essenza… annichilendola, annichilendosi. Frontman e Gi-hun diventano la stessa cosa, diventano una cosa sola. Gettandosi giù dall’ultimo gioco, come ultimo uomo della resistenza segna la sconfitta in primo luogo della parte maschile abbandonando la speranza nel futuro al genere femminile. Quella che a noi sembra una speranza nella giovane vita nata nella schiavitù dell’Egitto (l’isola dei giochi) rischia di diventare l’opposto della promessa divina di salvezza. Questa consegna maschile-femminile è duplice: da Gi-hun alla piccola, da ciò che è terminato a ciò che sta iniziando e dal Frontman alla reclutatrice statunitense, anche qui da ciò che è appena terminato a ciò che sta per iniziare. Il triangolo delle Bermuda che si forma rischia di ingoiare ogni cosa. Replicare al femminile quello che è stato al maschile. A loro vanno infatti i soldi delle vittime, se con quei soldi cresceranno sarà esattamente quello che non voleva Gi-hun. Sarà esattamente continuare a dare linfa ai giochi.

In sintesi, non è possibile far esplodere il sistema dal di dentro perché il sistema è il di dentro. Non è possibile batterlo dal di fuori perché il sistema è il di fuori. L’unica area libera è quella compressa tra i due insiemi, schiacciata da una libertà presunta (l’esterno) e una economia indispensabile (l’interno) tinta di sangue. I cui poli opposti sono la guardia numero 11 e l’ex poliziotto. A entrambi spetta di fare da guardia ai due vincitori dei giochi, la piccola 222 e il papà salvato. Ma il papà salvato è l’unico veramente libero. Qui sta la vera forza, uno solo esce vivo dai giochi e quello che vince esce con i soldi delle vittime. Stavolta un altro è uscito vivo dai giochi e senza i soldi. La vera speranza è qui. Da una gerarchia di valori che non parte da ciò che non si è, ma da ciò che si è.

Se perdo te,
se perdo il senso della mia essenza che ricevo da te,
la mia essenza
non ha più senso e
tu non sei più.
Irvin Gotta
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Il testo è pensato per essere letto sulle note e le parole di:
Patty Pravo – Se perdo te (1967)
Sergio Bardotti, Paul Korda
Immagini tratte da Squid Game (Season 3) di Hwang Dong-hyuk (2025)

