SUPERMAN 1978 – IL FURTO DEL REALE

La sequenza perfetta – parte III

In questa scena, in secondo piano, tre coppie, legata ciascuna a uno dei tre personaggi in primo piano. La seconda coppia è l’amore. La prima cosa che dobbiamo guardare è il colore di questa coppia. Il colore dei loro abiti, infatti, è, per entrambi, celeste e bianco, ovvero i colori che indossa Lois. Colori che, come abbiamo visto nella seconda parte, stanno a significare la schiettezza, quella maschera della schiettezza che è più prossima alla autenticità. La coppia, infatti, per essere tale, l’amore, per essere tale, deve vestire di celeste e di bianco. Ovvero sia il bianco che è l’arrivo da parte della schiettezza alla autenticità e il celeste che è, appunto, la schiettezza. Se non vi è questa complementarietà, non si può andare insieme nella stessa direzione. Infatti, questa coppia a differenza della prima, quella che si riferisce a Reed (i due uomini uno di fronte all’altro che abbiamo visto nella seconda parte) vanno insieme nella stessa direzione. La cosa più interessante, la perfezione, ancora una volta di questa sequenza, in particolare di questa seconda scena della sequenza che stiamo analizzando, è che questa coppia è perfettamente visibile quando Clark e Lois sono alla massima distanza tra loro. Mi direte che stai dicendo sono vicinissimi altro che la massima distanza.


E invece no, se guardate il grafo (la parte gialla l’abbiamo già vista nella seconda parte non la rivedremo) aggiungiamo una cosa: mandando avanti la clip, di fotogramma in fotogramma, mano a mano che l amano di Clark entra nella zona buia, nella zona d’ombra (anche qui rimando alla seconda parte), cambia anche la mano di Lois che è dietro Clark, da una sorta di pugno diventa una sorta di indice che indica, in questo momento la loro massima distanza è esattamente questa: l’essere talmente vicini, puntare nella stessa direzione d’ombra che fa prefigurare che in fondo il loro fine profondo sia lo stesso, ovvero mettere luce nel buio ovvero mettere luce nella zona d’ombra. Quello che succede è che in questo momento solo Lois veste i panni “giusti”, Clark ancora no, ancora no, perché possiamo vedere quei colori solamente nel soprabito e nella camicia, parte interna, parte esterna, parte visibile, parte nascosta.

Quello che accade è che non essendo ancora pronti pur essendoci una profondità di intenti, una volta che questa profondità di intenti ci viene mostrata in un momento di massima vicinanza e contatto, i due si respingono. Ecco che se mandiamo avanti la clip, ecco cosa accade: la massima distanza tra loro. Quella coppia allora altro non è che la prefigurazione di quello che Lois e Clark saranno ovvero una coppia. Abbiamo detto allora che questa coppia, che noi vediamo nel momento in cui Lois e Clark sono alla massima distanza, ci dicono di quello che è la relazione di coppia nell’amore. In questa relazione, dunque, in quella che sarà quella tra Lois e Clark, è proprio della schiettezza di Lois che diventerà autenticità, alla quale, però, si deve aggiungere, questo è fondamentale, la capacità di lettura di Kal-El Superman, di poter richiamare l’umanità a quella verità che gli è propria, ovvero che l’umanità viene dalla bontà, l’umanità origina dal bene, Bene, maiuscolo, Bontà, maiuscola. Per questo possiamo anche fare un richiamo al nome ebraico, nome kryptoniano di Superman. La massima lontananza che c’è adesso implicherà, secondo un cammino, un processo, la massima vicinanza dopo. Se si vive nella coppia con le maschere, si è esattamente come Lois e Clark interiormente, ovvero sia alla massima distanza, anche se vicini nella prossemica. Per poter raggiungere la massima vicinanza, occorre che la schiettezza passi ad autenticità, sommata alla capacità di lettura, “giusta e corretta” della realtà. Occorre quindi, in definitiva, che le maschere cadano.

Torniamo un attimo al nostro frame e al grafo. Al centro abbiamo una coppia che sarà, subito a destra abbiamo una coppia che è. E ai lati? A sinistra, lo abbiamo già visto nella seconda parte, abbiamo la zona buia, la zona d’ombra. E dentro la zona d’ombra c’è un personaggio che si è andato a nascondere, in quella che è la porta girevole della quale abbiamo parlato nella prima parte. Quindi, a sinistra abbiamo una zona buia e un personaggio nascosto. E a destra? A destra abbiamo un autentico capolavoro di simbolismo. A destra abbiamo la zona massima di luce rappresentata da quella comparsa che è, attenzione, di schiena. Vedremo fra un attimo chi è cosa rappresenta, perché in questo momento è di schiena. Di fatto quella zona è la zona della massima luce. Questo grafo può essere percorso sia da un lato che dall’altro. Cioè, se siamo in una zona totalmente buia, totalmente oscura, possiamo pian piano, pian piano attraverso quei due passi, rappresentati dalle due coppie, arrivare alla zona di massima luce. Ma ahimè possiamo fare anche il contrario, cioè se ci troviamo una zona di massima luce, possiamo, al contrario, degradare verso una zona di totale buio. In sostanza, la zona di massima luce è rappresentata da una bancarella di frutta con un fruttivendolo messo di schiena? Sì, è esattamente così.

Guardiamo adesso la perfezione simmetrica che sussiste tra queste tre coppie. Sulla sinistra e in alto abbiamo detto la prima coppia, la coppia maschile, uno di fronte all’altro. L’abbiamo già analizzata nella seconda parte e aggiungiamo solamente una cosa. Solamente il vestito, l’abito di uno dei due è celeste bianco. Cioè, solamente uno ha raggiunto quello svelamento della maschera, nell’autenticità, da poter porsi anche se… o forse anche soprattutto amichevolmente, da quello che possiamo vedere in secondo piano, la possibilità c’è di intervenire, di cercare di svelare la maschera dell’altro, che non veste ancora di celeste e di azzurro. Passiamo poi alla coppia centrale che abbiamo appena analizzato, cioè la coppia che da questo punto di vista ha raggiunto quello che doveva raggiungere, e che quindi è centrale nella visione dell’inquadratura, e che quindi fa d’ago della bilancia tra due piatti. Su uno mettiamo la coppia che abbiamo appena visto, però attenzione all’altra coppia, quella che abbiamo detto nella seconda parte, essere legata, cioè svelare qualcosa del terzo personaggio in primo piano dell’inquadratura, ovvero sia Clark Kent. E nella perfezione di questa simmetria partiamo da una coppia, nella quale uno dei due veste, ciò che deve vestire, l’altro ancora no. Chi fa d’ago della bilancia, da misurazione, veste, ciò che deve essere vestito, l’abito, l’habitus e la terza coppia? Cosa della terza coppia? Non solo, ma copriamo anche l’ultimo aspetto mancante dal punto di vista di come ci vengono mostrate. Uno di fronte all’altro, uno accanto all’altro nella stessa direzione e due immagini femminili che non mostrano il volto, perché sono di schiena. Cosa c’entra questo con Kal-El? Qui dobbiamo fare uno sforzo leggermente maggiore. Per svelare questo aspetto, anzi per slegare questo aspetto in senso greeniano da Andrè Green, psicanalista, dobbiamo guardare quello che accade subito dopo. Dobbiamo guardare quello che accade subito dopo, svelando un simbolo, svelando il simbolo, il simbolo del reale. Abbiamo più volte detto nella prima e nella seconda parte che se quella schiettezza, quella spontaneità, che è la maschera trasparente oserei dire di Lois, non viene arricchita dalla visione del vero, quindi dall’autenticità, rischia quella di diventare una maschera come tutte le altre. Abbiamo quindi parlato di visione del vero, di autenticità come visione del vero, ma questa visione del vero, cos’è?

Tutta questa sequenza è basata tutta sul vedere, vedere ciò che gli altri non vedono. Per questo questa sequenza, in particolare questa seconda scena della sequenza, ci sfida a vedere bene come questa è composta, perché noi siamo spesso abituati ad andare di fretta e a vedere superficialmente le cose, quando qui c’è una composizione talmente arricchita e arricchente, che se non riusciamo a soffermarvici, rimaniamo se lo siamo in quella spontaneità che non raggiunge la visione del vero. E dov’è allora questo vero? Dove è simboleggiato questo vero in modo che possiamo capire cosa sia la visione del vero? Ebbene, noi viviamo sempre di più in un ambiente culturale, sociale, frammentato, che ci porta via sempre più tempo. È avvenuto, sta avvenendo e continuerà ad avvenire il furto del reale, il furto del vero. E questo furto del vero è brillantemente catturato da questo che vi faccio vedere. C’è un vero e proprio tentato furto, attenzione, perché questo tentato furto avviene alla bancarella della frutta, e attenzione perché è dove le due ragazze stanno guardando. Non mostrano il volto a noi, ma mostrano il volto a qualcosa che è superiore. Perché il tentativo di furto è il tentativo di furto di qualcosa che vediamo adesso? Di cui il fruttivendolo che è vestito di bianco, autenticità, vera, senza implicazioni, di schiettezza, autenticità, ma visione del vero vera ne è custode.

Quel frutto è una mela e San Tommaso d’Aquino iniziava le sue elezioni mettendo sul tavolo una mela. Lui entrava con una mela in mano, la metteva sul tavolo sulla scrivania e diceva agli studenti questo: se qualcuno qui tra voi non è d’accordo che ciò che ho messo sul tavolo è una mela, si può alzare e andarsene. Non c’è il fenomeno, se dietro non c’è una realtà in sè stessa. Questo costante e continuo furto di quella realtà è ciò che noi stiamo guardando. A questo punto che abbiamo già una cosa. Chi sono quelle due ragazze? Cosa stanno guardando? Cosa stanno scegliendo? Perché sono di schiena? E perché sono legate non a Clark Kent, non a Superman, ma a Kal-El E. Ci manca un passo, un piccolissimo passo e abbiamo slegato, in senso greeniano, il significato bomba di questa seconda scena. Ma questo ve lo dico nella quarta parte. Iscrivetevi al canale, attivate la campanella e se volete lasciatemi un commento.

Nella quarta parte, il doppio femminile e la rapina.

Irvin Gotta
© riproduzione vietata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: contenuto protetto da copyright